Una nevicata non fa primavera

Kultur BrauereiI primi giorni a Berlino per viverci un paio di mesi sono stati moderatamente complicati: sono arrivato con la mia valigiona di plastica sotto una fitta nevicata “primaverile”: la città mi ha saputo accogliere come solo lei sa fare, con il suo particolare misto di freddo e di grigiore. La distanza da casa e dagli affetti, la solitudine e una lingua tedesca tutta da ricalibrare, servono a spiegare la difficoltà a “sintonizzarsi” su voci, rumori e ritmi di una metropoli del nord.
Alloggio a Ovest, hosted by un eccezionale infermiere che è eccezionale specialmente per le sue abilità culinarie. A Pasqua ha organizzato una colazione che era un brunch che era un pranzo di pasquale. L’appartamento si trova vicino all’ingresso dell’ex-aeroporto di Tempelhof: quello riprodotto (male) in “Indiana Jones e l’Ultima Crociata” e che fa da sfondo alle vicende di “1,2,3” di Billy Wilder. Dalla finestra in linea d’aria vedo Potsdamer Platz, anche se è un luogo che mi ha sempre lasciato indifferente, che piace poco ai berlinesi e che attira quasi esclusivamente turisti.

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prima settimana a Parigi

Ciao a tutti,

dopo la prima settimana a Parigi, posso fare un primo sintetico bilancio. Più di qualcosa ho imparato da poter portare a casa nostra. Quel che più conta, dal mio punto di vista, viene condiviso con le persone con cui sto confrontandomi, oltre ad essere un motivo musicale ricorrente dei lamentosi concerti delle nostre terre.

Quello che a noi manca non sono le idee, non sono le iniziative, non sono le occasioni o le manifestazioni. Quello che a noi manca è il poter respirare un’aria che alimenti l’anima. Parigi è forse lungi dall’essere l’Arcadia per l’uomo in cerca della civitas maxima? Può essere, e chi può saperlo? Ma Parigi è una interminabile successione di fusioni nucleari. Qui l’uomo che lo desidera può vivere sempre e senza sosta di tutto quanto è superfluo alla sopravvivenza e che può però rinnovare l’uomo. Senza la supponenza e la boria di chi si sente incompreso, di chi per fare cultura (e arte!) deve affermare che sta facendolo, e affermandolo opprime con il proprio lamento l’orecchio dell’ascoltatore paziente, ma meno con lo scopo di convincere l’altro e più con il tentativo di persuadere se stesso.

Da noi non si respira un’aria che nutre, ma l’evanescente e l’effimero di vasetti di spirito aperti durante le occorrenze: bicchieri d’acqua per rinfrescare l’asfalto del primo pomeriggio agostano.

Con tanta riconoscenza per avermi permesso questo viaggio di vita. Buon proseguimento!

Stefano Todeschi

Marina Visentini – Edimburgo – Parte 5^ – The end

 

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Eccomi arrivata in fondo.

Saro’ breve, devo preparare le “valigione”.

 Fringe finito, si sente un grande vuoto, un silenzio assordante. Dal tutto al niente. Ed ecco che dopo un grande progetto, quando tutto è finito e le persone si salutano, rimane una memoria nel corpo e nella mente e si è portati a ripetere inconsapevolmente alcune abitudini , cenni, parole e immagini. E come nella fatica si desiderava arrivare alla fine, ora che è tutto finito il sollievo non soddisfa….cose strane insomma…

 

Questo fringe mi ha fatto girare la testa e questa compagnia Charioteer Theatre, una esperienza umana e professionale che mi sta già segnando.

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Con tutte le difficoltà , gli alti e bassi, a caldo riesco a fare già un bilancio positivo.

La produzione presentata non è stato un successo, è stato un capolavoro incompreso, è stata un’avventura, una corsa al premio, è stata una prova d’attore e di volontà, …ho imparato veramente tante cose, soprattutto crederci.

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Domani sera saro’ a Mantova, un po’ nostalgica forse ma con la voglia di cavalcare l’onda dell’entusiasmo sperando che non svanisca e chissà …..forse Teatro Magro (con l’aiuto di tutti voi) al prossimo Fringe potrebbe anche partecipare ma è bene prepararsi sin da ora…..e quindi mi auguro da sola…..Buona Fortuna!!!

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e per finire

Il 25 Agosto ad Edimburgo si è svolto un incontro importante. L’istituto Italiano con Stefania del Bravo , il Console Carlo Perrotta e l’Ambasciatore Pasquale Terracciano, hanno incontrato le compagnie Italiane che hanno partecipato al Fringe Festival di Edimburgo. Punti di forza e debolezza dell’esperienza fatta. Buoni propositi e tanti progetti in cantiere.

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Marina Visentini _ Edimburgo – parte 4

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Siamo nel pieno del Fringe Festival di Edimburgo. Per chi è qui in veste di pubblico è uno spasso, la città si illumina, si riempie di gente e di vita, c’è da perdere la testa. Per chi ci lavora presentando uno spettacolo, non è proprio la stessa cosa. Per chi partecipa al Festival dalla parte dell’offerta, l’impresa è ardua. In una gamma così ampia di proposte, ogni compagnia deve lottare con tutte le sue forze per avere pubblico distribuendo volantini ma soprattutto sperando di avere giornalisti e critici che scrivano bene e che assegnino le famose STELLE che sembrano essere l’unico criterio di scelta e di passa parola tra pubblico e adetti ai lavori .

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Si sprecano i tentativi, le strategie e I dubbi su cosa sia piu efficace per accaparrarsi spettatori. E i passanti di Royal Mile si riempiono le mani di flyer che a un certo punto si confondono e diventano tutti uguali. Una pacchia per le tipografie di Edimburgo.

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Perchè la posta in gioco è alta. Le compagnie hanno pagato per esserci, “sapevatelo”, e oltre a pagare l’affitto delle “venue” (location) hanno a loro cairco viaggio, vitto , alloggio, comunicazione, etc….E’ quindi un investimento senza garanzia di ritorno. Non per tutte la situazione è la stessa, certo, alcune hanno coperture da fondazioni, sponsor e altri enti, ma fondamentalmente questa SUPERVETRINA è una scommessa dove la fortuna gioca la sua parte.

In tutto questo la cosa interessante è il confronto con gli altri, con le altre compagnie. Tutte sulla stessa barca, ci si osserva per capire come si muove l’altro, si chiedono consigli, ci si chiede come sta andando e con una espressione sconsolata ma speranzosa, ci si fa coraggio.

In questo esatto momento sono al centro di un vortice e ammetto di essere un po’ confusa. Sono nel pieno di un conflitto interiore. Da una parte la trovo un’ esperienza meravigliosa, stimolante, in una città suggestiva e oggettivamente affascinante, una voce da aggiungere orgogliosamente al CV. D’altra parte la trovo un’ impresa titanica, che mette a dura prova, faticosa, economicamente insostenibile e troppo competitiva ,che richiede molte competenze.

Ho ancora tempo per risolvere il dilemma. Una volta tornata avro’ bisogno di far sedimentare , di rielaborare perchè ora sono dentro a un tunnel, troppo invischiata nel meccanismo per capire se è una esperienza replicabile.

Al di là dei ragionamenti a lungo termine la cosa piu interessante è il capitale umano coinvolto in quest’avventura e che Laura Pasetti di Charioteer Theatre è riuscita a mettere insieme. Persone squisite, simpatiche, impegnate, professionali, che mi stanno accompagnando in questo breve e intenso percorso della mia vita professionale. Non è da poco riuscire a costruire relazioni efficaci in così poco tempo.

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AriannaMaiocchi_Quinta settimana di permanenza in U.K.

 

Come sentirsi straniera in un luogo che inizi a conoscere e che, diciamocela tutta, inizia davvero a piacerti

. 2014-08-05 20.12.29

Sarà che ho cambiato casa e qui anche solo andare a dormire è un piacere, dopo un mese di sporco, muffa, zona lurida e 45 minuti di autobus per arrivare in centro. In realtà io, a Curry Mile ci stavo anche bene, il problema è che devi stare attento a dove metti i piedi per non incappare in spazzatura ovunque e senti allarmi e gente che urla a tutte le ore del giorno e della notte.
Quando ti stacchi da Curry Mile ti accorgi che ti manca il profumo del curry, a tutte le ore del giorno, ti mancano le donne indiane abbigliate secondo i loro costumi, ti mancano i gruppi di ragazzi che fanno su e giù lungo tutto Rushmole con i loro secchielli per chiedere un’ offerta per i bisognosi. Una serie di truppe tutte con le stesse magliette, pantaloni e cappellini che si aggirano per i mille locali di Curry Mile con i loro secchielli in plastica chiedendo offerte.
Ecco, una cosa che non ti manca sono le zaffate di odore di carne che sopraggiungono ogni qual volta varchi uno dei loro mega store, quello proprio non mi manca.
Mi manca un pò la passeggiata in Platt Field Park, uno dei parchi più grandi di Manchester che avevo a due passi da casa, qualità soppiantata dal fatto che dove vivo adesso, al tramonto, dal mio balcone posso godere di una vista da urlo!!!
In questi giorni riflettevo sul fatto che mai nulla accade per caso, e delle volte parti avendo tutta una serie di idee e di preconcetti che alla fine vengono tutti smentiti, ed anche I problemi si assopiscono per un attimo. Quando sei in un paese che non è il tuo inizi a pensare a tè stesso, agli amici che ti fai lnel luogo in cui vai, alle scedenze al lavoro e tutto il resto.
Poi quando tornerai, ci penserai.
Ti ritrovi ad apprezzare il fatto che ogni tanto ci siano dei momenti liberi, nonostante i mancuniani abbiano per te in mente tutta una serie di cose da fare!
Accade anche di essere alla tua 5° settimana di permamenza, dove hai lavorato 8 ore al giorno per 5 giorni a settimana per un mese e mezzo e poi, puff mancano 2 settimane e mezzo e ti prende il panico per tutte le cose da finire!
Si perchè in realtà al Fab Lab non c’è mai un momento di pace, perchè adesso ci si conosce un pò tutti, ogni persona che varca la soglia ormai sa chi sei e cosa fai lì, quindi partono con il saluto, poi ti chiedono del progetto, tu per carineria, o per semplice interesse, chiedi loro cosa stanno combinando e poi c’è la pausa banana, la pausa thé, la pausa biscotti e i nuovi programmi da installare, da capire come funzionano, le diatribe Windows e Mac da risolvere, perchè al Lab sono fermamente convinti del potere Windows, peccato che delle volte perdi delle mezz’ore perchè vanno in crash di continuo.

Insomma qui non ci si annoia mai, il tempo passa, gli inviti aumentano, il progetto è sempre più reale e consistente (e mi da sempre più soddisfazione) ma la verità è che, vorrei restare qui per altri due mesi!

Ed in tutto questo, questa settimana stiamo avendo al Lab la Young Fab Academy. La YFA è una sorta di campus estivo che si svolge al Fab Lab Manchester alla quale partecipano ragazzini (profumatamente paganti) dai 10 ai 14 anni i quali svolgono attività varie.
Tutto questo per motivare ed attirare al mondo Lab ragazzini tendenzialmente interessati di elettronica/meccanica e design e fare così in modo da avere sempre più un bacino d’utenza variegato.
Quindi ne possiamo intuire che in tutto questa confusione di viti, martelli, laser cuttel, vynil di tutti I colori, plexyglass e plywood il progetto sta procedendo lentamente.
Ma procede, perchè purtroppo non ho altri due mesi.

Kati Gerola_Open letter

Open letter to Paul, Clare, Jan, Ann, to Apollo5, VOCES8, to all VCM family and whoever followed my adventures in London

Dear all,
Yesterday I arrived at home safely, and today I am back to work again!

I admit it: it is always nice to come back home and to find your environment exactly in the same way you left it. Same streets, same shops, same village, same work, same husband (hopefully!). In a way, it calms me knowing that nothing has changed its appearance.

However, I changed. I left a piece of my heart down in the City of London, at the Gresham Centre.
I can’t say how lucky I was to meet you.
Just three feelings for your work: admiration, inspiration, gratitude.
I learnt so much with my brain in these days (by listening and watching, as Harry use to say); but I learnt far much more with my heart.
I was – and I am – just so moved by the passion you demonstrate day after day, even in the smallest activity or the toughest context. Your commitment made me think so much, both from the artistic point of view, and from the management perspective.
Your efforts push me to spend my current days in Italy with much more renewed strength.

It was so lovely to contribute, just as much as I could, to your great projects.
I was so glad to be part of the inner workings, even for such a short time. I wish I could fulfill your expectations; if not, I am sorry, I definitely should come back to improve myself (joking!) 🙂

So, thank you for your smiles, for your patience, for your amazing melodies and your special rhythms, for your energy, for being indulgent on my mistakes, for your enthusiasm and fun.
Thank you for every single ‘thank you’ you told me, they helped me to be a little more confident.

I keep a different memory of each one of you, because you are all special and dear to me.

Now I should stop here, or I will have to push back my tears.
So, the end of this letter should at least be funny.

Take care, and let’s keep in touch.
Sincerely yours,

Kati

Marina Visentini_Edimburgo_Scozia _ parte 4

Rispolveriamo il motivo per cui sono qui. Affianco la compagnia teatrale Italo Scozzaese Charioteer Theater per la presentazione della nuova produzione LIGHT KILLER al Fringe Festival di EdiMburgo.
Per capire DA VICINO come diventare internazionali…….

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Ecco alcune cose che bisogna sapere:
1)”Il Fringe Festival di Edimburgo è il festival delle arti più grande al mondo
2)Il Fringe è nato quando otto compagnie teatrali scartate dalla prima edizione del Festival Internazionale di Edimburgo nel 1947 decisero di avviare un’attività indipendente. Questi gruppi miravano a sfruttare le grandi folle riunite nei teatri per mostrare il proprio teatro alternativo.
3)I gruppi non vengono invitati o in qualche modo esaminati artisticamente. Cosa e come viene rappresentato è deciso solamente da ciascun artista o compagnia. Questo approccio oggi viene definito un festival privo di giuria, un festival delle arti ad accesso libero.
4)Gli spazi di esibizione (VENUE) sono di ogni forma e dimensione, viene utilizzato ogni spazio immaginabile, dai teatri originali, a teatri fatti su misura, castelli,aule,centri, conferenze, sale universitarie e altri spazi, strutture,chiese e sale parrocchiali scuole, bagni pubblici, la parte posteriore di un taxi, e anche nelle case del pubblico.
5)il Fringe fornisce una piattaforma che ha permesso alle carriere di molti artisti di fiorire”

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WORK IN PROGRESS / pensieri in LK (Light Killer)
Un lungoLK silenzio prima della partenza tutti si preparano allerta ci si avvicina ai blocchi di partenza gli ultimi accorgimenti perfezionare e azionare pensareLK a tutto ….a tutto e a tutti deve essere un successo non si puo’ sbagliare una grande scommessa un duro lavoro fiducia speranza buon umore entusiasmo energia e soprattutto passione chi me lo fa fare non si puo’ chiedereLK non ci si puo’ chiedere perché lo sto facendo è andare avanti senza fermarsi e senza guardare indietro è affrontare il salto di qualità e voglia di fare e rifare da capo trovare la chiave inventare ideeLK escogitare strategie muoversi lentamente per aggredire fidarsi e non fidarsi paura di quello che potrà succedere sicuri di divertirsi promettersi di non dormire di conoscere di imparare e di nonLK perdersi occasioni è una questione di denaro o di gratificazione di realizzazione e riconoscimento

LA CULTURA NON STA MORENDO, SI STA REINCARNANDO

Marina