La fabbrica di scatole, ovvero un mese a Madrid

La Fabrica vista dall'esterno

La Fabrica vista dall’esterno

Me ne sono accorto oggi, quando all’ingresso della metropolitana, stazione Tirso de Molina**, il tornello non si sbloccava: dovevo ricaricare l’abbonamento mensile, era giá passato un mese. Operazione, quella della ricarica, che solitamente richiede non piú di un paio di minuti ma che oggi mi ha costretto ad arrivare tardi a La Fabrica de Cajas (letteralmente “fabbrica di scatole”), piú una famiglia che uno spazio di co-working.

Ah, per chi non lo sapesse: arrivare tardi al lavoro significa, qui, aprire la porta dopo le 11*. Dio benedica gli spagnoli.

La Fabrica è un posto delizioso dove passo la maggior parte del mio tempo. E, udite udite, è davvero un co-working! Prima di oggi pensavo che “co-working” fosse uno di quegli inglesismi cool fatti solo per mascherare cose vecchie e normalissime, invece esistono davvero! O almeno, La Fabrica de Cajas è un continuo contaminarsi-aiutarsi, condividere momenti di scazzo-successo-emozione-creativitá, gente che va e gente che viene, un videomaker che incontra uno della post-produzione che incontra un giornalista che “possiamo fare grandi cose assieme!”.

A La Fabrica de Cajas siamo in due giornalisti, io e la mia collega-direttore: ci dividono piú o meno dieci anni d’esperienza ma l’entusiasmo e la passione per il giornalismo sono gli stessi. Il patto tra noi due è chiaro: sto qui tre mesi, faccio quel che posso per Acuerdo.us e intanto ti seguo ovunque tu vada, mentre tenti di far crescere questo piccolo media digitale nato e cresciuto con grandi ambizioni.

Tra i tanti tweet che proponiamo quotidianamente per raccogliere nuovi followers, uno mi ha sorpreso particolarmente: “dal 2008 ad oggi in Spagna i nuovi media lanciati da giornalisti sono stati 519: 441 sono tutt’ora attivi, 40 hanno chiuso e 38 sono ibernati”. Le mie impressioni vengono quindi confermate dai numeri: la Spagna è un paese vivace da questo punto di vista. Dei tanti incontri interessanti che ho fatto, mi rimangono impressi i consigli e le parole di bravi giornalisti (quelli con la “schiena dritta”, per intenderci) che negli ultimi anni hanno perso il loro posto nelle grandi redazioni o hanno rinunciato a compromessi che svilivano la professione. Con la crisi economica e dell’editoria, in tanti si sono rimessi in gioco e stanno cercando (o hanno giá trovato) modi nuovi di raccontare la realtá.

Ascolto, talvolta intervengo, faccio tesoro delle esperienze degli altri.

E intanto lavoriamo su Acuerdo, che presto potrebbe trovare una nuova casa nella redazione di un nuovo grande mezzo d’informazione digitale (anche se io sono affezionato a La Fabrica).

Big Data, Open Data, strumenti per lo storytelling interattivo, modelli di sviluppo economicamente sostenibili, le relazioni con i disegnatori e gli sviluppatori web, i collaboratori esterni. E poi i social, i bug nell’app che lanceremo tra poco, le cose che non vanno mai come dovrebbero andare. Ma la passione rende il tutto molto piú stimolante.

Ci aggiorniamo, andiamo alle feste di compleanno dei mezzi d’informazione che stanno sopravvivendo, continuiamo a diversificare le nostre entrate e a pensare nuovi progetti da realizzare.

Intanto scriviamo, e aggiorniamo il blog, dove trovate anche mio materiale. E lavoriamo su nuove inchieste e nuovi report interattivi, uno dei quali uscirá presto e sará sul femminicidio in Spagna dal 2008 ad oggi (non vi immaginate che fatica raccogliere tutti i dati, ma per il risultato finale ne è valsa la pena).

Insomma, nonostante un mese esatto di silenzi e assenza facciamo, lavoriamo, non preoccupatevi.

Se mantengo questo ritmo, ci sentiamo al prossimo tornello bloccato della metro, al prossimo mese 🙂

Lorenzo

*Avendo timore che qualcuno stia pensando “questo qua non fa proprio una mazza”, ci tengo a sottolineare che 6 giorni su 7 esco da La Fabrica dopo le 20, stanco ma felice.

**Ah, giá che ci sono: Tirso de Molina é una delle piazze principali del mio barrio (quartiere), che si chiama Lavapiés. Avrei un’infinitá di cose da raccontare su questo barrio ma vi lascio solo una foto della vista dal balcone da cui sto scrivendo la domenica mattina, quando sotto casa mia c’é El Rastro, il tradizionale e antichissimo mercato di Madrid.

El Rastro dal mio balcone

El Rastro dal mio balcone

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L̶i̶v̶e̶ Work in Pankow

IMG_20150418_131329678-01Per lo stage collaboro attivamente con “il nuovo Berlinese” un giornale online con sede a (nord) Est, precisamente in Vinetastrasse a Pankow. Così, quasi senza accorgermene, sono passato da “Live in Pankow” a “Work in Pankow”; una zona meravigliosa dove in diverse vie sembra che il 1989 abbia cristallizzato le facce delle persone e le facciate dei palazzi, e dove la gentrificazione che cancella i segni del passato fatica ad arrivare. Nella redazione scrivo articoli, gestisco la comunicazione e impagino il progetto dell’edizione cartacea del giornale. Insieme al mio tutor e caporedattore, Emilio, organizziamo interviste e cronache dal mondo culturale e politico della città.
Il tempo passato in redazione è davvero poco rispetto a quello dedicato all’attività “sul campo”: grazie a questa esperienza ho già potuto mettermi alla prova nel contesto dell’ambasciata italiana a Berlino (ho fatto bene a mettere la cravatta in valigia) così come in quello di piccole mostre undeground. Ho seguito la tre giorni berlinese del collettivo Wu Ming.

E fuori dai tempi dedicati allo stage, c’è tutta una metropoli pulsante, magari più addomesticata rispetto ad un tempo, ma ancora capace di stupire.

HGW XX/7

La scrivania di Erich Mielke

La scrivania di Erich Mielke

Natale con chi vuoi e Pasqua con chi vuoi: ecco, io per esempio mi sono fatto un giro nel quartiere di Friedrichshain in una mite e soleggiata giornata di aprile. Ho ripercorso tutta Karl Marx-Allee, come sempre quasi deserta e per questo ancora più affascinante, e mi sono recato al Museo della Stasi: questa esposizione è stata ricavata nella palazzina centrale della ex-cittadella governativa occupata dagli uffici del Ministero per la Sicurezza dello Stato che dà su Frankfurter Allee nel quartiere di Lichtenberg. Nonostante si trovi a pochi passi dalla stazione della U5 di Magdalenestrasse, la segnaletica per trovarlo è decisamente scarsa, forse anche per il poco “hype” che circonda questo spazio museale. La visita denota come la materia trattata sia ancora “incandescente” e dunque bisognosa di essere narrata solo dalla parte di chi dopo il 1989 ha trinfato e, detto tra noi, il museo lascia spazio ad inquietanti riflessioni su come, grazie alla tecnologia, si sia semplicemente evoluta la capacità di controllo sociale che un potere costituito (politico o economico) può esercitare su milioni di persone.

Una nevicata non fa primavera

Kultur BrauereiI primi giorni a Berlino per viverci un paio di mesi sono stati moderatamente complicati: sono arrivato con la mia valigiona di plastica sotto una fitta nevicata “primaverile”: la città mi ha saputo accogliere come solo lei sa fare, con il suo particolare misto di freddo e di grigiore. La distanza da casa e dagli affetti, la solitudine e una lingua tedesca tutta da ricalibrare, servono a spiegare la difficoltà a “sintonizzarsi” su voci, rumori e ritmi di una metropoli del nord.
Alloggio a Ovest, hosted by un eccezionale infermiere che è eccezionale specialmente per le sue abilità culinarie. A Pasqua ha organizzato una colazione che era un brunch che era un pranzo di pasquale. L’appartamento si trova vicino all’ingresso dell’ex-aeroporto di Tempelhof: quello riprodotto (male) in “Indiana Jones e l’Ultima Crociata” e che fa da sfondo alle vicende di “1,2,3” di Billy Wilder. Dalla finestra in linea d’aria vedo Potsdamer Platz, anche se è un luogo che mi ha sempre lasciato indifferente, che piace poco ai berlinesi e che attira quasi esclusivamente turisti.