prima settimana a Parigi

Ciao a tutti,

dopo la prima settimana a Parigi, posso fare un primo sintetico bilancio. Più di qualcosa ho imparato da poter portare a casa nostra. Quel che più conta, dal mio punto di vista, viene condiviso con le persone con cui sto confrontandomi, oltre ad essere un motivo musicale ricorrente dei lamentosi concerti delle nostre terre.

Quello che a noi manca non sono le idee, non sono le iniziative, non sono le occasioni o le manifestazioni. Quello che a noi manca è il poter respirare un’aria che alimenti l’anima. Parigi è forse lungi dall’essere l’Arcadia per l’uomo in cerca della civitas maxima? Può essere, e chi può saperlo? Ma Parigi è una interminabile successione di fusioni nucleari. Qui l’uomo che lo desidera può vivere sempre e senza sosta di tutto quanto è superfluo alla sopravvivenza e che può però rinnovare l’uomo. Senza la supponenza e la boria di chi si sente incompreso, di chi per fare cultura (e arte!) deve affermare che sta facendolo, e affermandolo opprime con il proprio lamento l’orecchio dell’ascoltatore paziente, ma meno con lo scopo di convincere l’altro e più con il tentativo di persuadere se stesso.

Da noi non si respira un’aria che nutre, ma l’evanescente e l’effimero di vasetti di spirito aperti durante le occorrenze: bicchieri d’acqua per rinfrescare l’asfalto del primo pomeriggio agostano.

Con tanta riconoscenza per avermi permesso questo viaggio di vita. Buon proseguimento!

Stefano Todeschi

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