Marina Visentini _ Edimburgo – parte 4

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Siamo nel pieno del Fringe Festival di Edimburgo. Per chi è qui in veste di pubblico è uno spasso, la città si illumina, si riempie di gente e di vita, c’è da perdere la testa. Per chi ci lavora presentando uno spettacolo, non è proprio la stessa cosa. Per chi partecipa al Festival dalla parte dell’offerta, l’impresa è ardua. In una gamma così ampia di proposte, ogni compagnia deve lottare con tutte le sue forze per avere pubblico distribuendo volantini ma soprattutto sperando di avere giornalisti e critici che scrivano bene e che assegnino le famose STELLE che sembrano essere l’unico criterio di scelta e di passa parola tra pubblico e adetti ai lavori .

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Si sprecano i tentativi, le strategie e I dubbi su cosa sia piu efficace per accaparrarsi spettatori. E i passanti di Royal Mile si riempiono le mani di flyer che a un certo punto si confondono e diventano tutti uguali. Una pacchia per le tipografie di Edimburgo.

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Perchè la posta in gioco è alta. Le compagnie hanno pagato per esserci, “sapevatelo”, e oltre a pagare l’affitto delle “venue” (location) hanno a loro cairco viaggio, vitto , alloggio, comunicazione, etc….E’ quindi un investimento senza garanzia di ritorno. Non per tutte la situazione è la stessa, certo, alcune hanno coperture da fondazioni, sponsor e altri enti, ma fondamentalmente questa SUPERVETRINA è una scommessa dove la fortuna gioca la sua parte.

In tutto questo la cosa interessante è il confronto con gli altri, con le altre compagnie. Tutte sulla stessa barca, ci si osserva per capire come si muove l’altro, si chiedono consigli, ci si chiede come sta andando e con una espressione sconsolata ma speranzosa, ci si fa coraggio.

In questo esatto momento sono al centro di un vortice e ammetto di essere un po’ confusa. Sono nel pieno di un conflitto interiore. Da una parte la trovo un’ esperienza meravigliosa, stimolante, in una città suggestiva e oggettivamente affascinante, una voce da aggiungere orgogliosamente al CV. D’altra parte la trovo un’ impresa titanica, che mette a dura prova, faticosa, economicamente insostenibile e troppo competitiva ,che richiede molte competenze.

Ho ancora tempo per risolvere il dilemma. Una volta tornata avro’ bisogno di far sedimentare , di rielaborare perchè ora sono dentro a un tunnel, troppo invischiata nel meccanismo per capire se è una esperienza replicabile.

Al di là dei ragionamenti a lungo termine la cosa piu interessante è il capitale umano coinvolto in quest’avventura e che Laura Pasetti di Charioteer Theatre è riuscita a mettere insieme. Persone squisite, simpatiche, impegnate, professionali, che mi stanno accompagnando in questo breve e intenso percorso della mia vita professionale. Non è da poco riuscire a costruire relazioni efficaci in così poco tempo.

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AriannaMaiocchi_Quinta settimana di permanenza in U.K.

 

Come sentirsi straniera in un luogo che inizi a conoscere e che, diciamocela tutta, inizia davvero a piacerti

. 2014-08-05 20.12.29

Sarà che ho cambiato casa e qui anche solo andare a dormire è un piacere, dopo un mese di sporco, muffa, zona lurida e 45 minuti di autobus per arrivare in centro. In realtà io, a Curry Mile ci stavo anche bene, il problema è che devi stare attento a dove metti i piedi per non incappare in spazzatura ovunque e senti allarmi e gente che urla a tutte le ore del giorno e della notte.
Quando ti stacchi da Curry Mile ti accorgi che ti manca il profumo del curry, a tutte le ore del giorno, ti mancano le donne indiane abbigliate secondo i loro costumi, ti mancano i gruppi di ragazzi che fanno su e giù lungo tutto Rushmole con i loro secchielli per chiedere un’ offerta per i bisognosi. Una serie di truppe tutte con le stesse magliette, pantaloni e cappellini che si aggirano per i mille locali di Curry Mile con i loro secchielli in plastica chiedendo offerte.
Ecco, una cosa che non ti manca sono le zaffate di odore di carne che sopraggiungono ogni qual volta varchi uno dei loro mega store, quello proprio non mi manca.
Mi manca un pò la passeggiata in Platt Field Park, uno dei parchi più grandi di Manchester che avevo a due passi da casa, qualità soppiantata dal fatto che dove vivo adesso, al tramonto, dal mio balcone posso godere di una vista da urlo!!!
In questi giorni riflettevo sul fatto che mai nulla accade per caso, e delle volte parti avendo tutta una serie di idee e di preconcetti che alla fine vengono tutti smentiti, ed anche I problemi si assopiscono per un attimo. Quando sei in un paese che non è il tuo inizi a pensare a tè stesso, agli amici che ti fai lnel luogo in cui vai, alle scedenze al lavoro e tutto il resto.
Poi quando tornerai, ci penserai.
Ti ritrovi ad apprezzare il fatto che ogni tanto ci siano dei momenti liberi, nonostante i mancuniani abbiano per te in mente tutta una serie di cose da fare!
Accade anche di essere alla tua 5° settimana di permamenza, dove hai lavorato 8 ore al giorno per 5 giorni a settimana per un mese e mezzo e poi, puff mancano 2 settimane e mezzo e ti prende il panico per tutte le cose da finire!
Si perchè in realtà al Fab Lab non c’è mai un momento di pace, perchè adesso ci si conosce un pò tutti, ogni persona che varca la soglia ormai sa chi sei e cosa fai lì, quindi partono con il saluto, poi ti chiedono del progetto, tu per carineria, o per semplice interesse, chiedi loro cosa stanno combinando e poi c’è la pausa banana, la pausa thé, la pausa biscotti e i nuovi programmi da installare, da capire come funzionano, le diatribe Windows e Mac da risolvere, perchè al Lab sono fermamente convinti del potere Windows, peccato che delle volte perdi delle mezz’ore perchè vanno in crash di continuo.

Insomma qui non ci si annoia mai, il tempo passa, gli inviti aumentano, il progetto è sempre più reale e consistente (e mi da sempre più soddisfazione) ma la verità è che, vorrei restare qui per altri due mesi!

Ed in tutto questo, questa settimana stiamo avendo al Lab la Young Fab Academy. La YFA è una sorta di campus estivo che si svolge al Fab Lab Manchester alla quale partecipano ragazzini (profumatamente paganti) dai 10 ai 14 anni i quali svolgono attività varie.
Tutto questo per motivare ed attirare al mondo Lab ragazzini tendenzialmente interessati di elettronica/meccanica e design e fare così in modo da avere sempre più un bacino d’utenza variegato.
Quindi ne possiamo intuire che in tutto questa confusione di viti, martelli, laser cuttel, vynil di tutti I colori, plexyglass e plywood il progetto sta procedendo lentamente.
Ma procede, perchè purtroppo non ho altri due mesi.